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	<description>Country Villa in Tuscany</description>
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		<title>Desco 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 16:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 19 novembre all’11 dicembre 2011 L’autunno a Lucca è la stagione de Il Desco, un’esplosione di profumi e colori che si diffonderanno nelle sale e nei chiostri del Real Collegio a partire dal 19 novembre, per quattro fine settimana. Più di una mostra-mercato, il Desco è un vero e proprio itinerario alla scoperta di tutti quei prodotti, tipici e [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/desco-lucca.jpg" rel="lightbox[105]"><img class="aligncenter size-full wp-image-106" title="desco-lucca" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/desco-lucca.jpg" alt="" width="590" height="270" /></a></p>
<p><strong>Dal 19 novembre all’11 dicembre 2011</strong></p>
<p>L’autunno a Lucca è la stagione de Il Desco, un’esplosione di profumi e colori che si diffonderanno nelle sale e nei chiostri del <strong>Real Collegio</strong> a partire dal 19 novembre, per <strong>quattro fine settimana</strong>.</p>
<p>Più di una mostra-mercato, il Desco è un vero e proprio <strong>itinerario</strong> alla scoperta di tutti quei prodotti, tipici e tradizionali, che rendono unica la provincia di Lucca per la varietà e la ricchezza. Saranno le aziende produttrici, tra le migliori del territorio e vera anima della manifestazione, a condurvi in questo viaggio attraverso le montagne e le colline, fino al mare della Versilia.</p>
<p>Novità di questa settima edizione è la presenza di prodotti di eccellenza provenienti dalle altre regioni del Paese, con cui i prodotti della lucchesia si confronteranno sul<strong> Ring</strong> del Desco. Uno scontro all’ultimo boccone, in cui i partecipanti saranno chiamati a difendere il proprio prodotto decantandone proprietà, qualità e le molteplici possibilità di impiego in cucina.</p>
<p>Anche quest’anno il programma de Il Desco è ricco di iniziative dedicate all’approfondimento e alla scoperta del territorio, attraverso degustazioniguidate, laboratori e visite ai luoghi meno conosciuti.</p>
<p>Non mancheranno la musica, l’arte contemporanea e, soprattutto, lafotografia. Quest’anno, infatti, il Real Collegio accoglierà anche una mostra fotografica del <a title="Lucca Digital Photo Fest" href="http://www.ldpf.it/" target="_blank">Lucca Photo Fest</a>, da sempre manifestazione gemella del Desco.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Coreglia Antelminelli</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 11:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Coreglia Antelminelli, piccolo borgo a pochi minuti dall&#8217;Agriturismo è uno dei Borghi più belli d&#8217;Italia. La Storia • X sec., i primi documenti su Coreglia appartengono alla storia della Chiesa: il vescovo Gherardo cede in enfiteusi le terre di questa villa, appartenente alla Pieve di Loppia, alla famiglia dei Rolandinghi. • XI-XIII sec., Coreglia lega [...]]]></description>
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<p>Coreglia Antelminelli, piccolo borgo a pochi minuti dall&#8217;Agriturismo è uno dei Borghi più belli d&#8217;Italia.</p>
<h2>La Storia</h2>
<p>• X sec., i primi documenti su Coreglia appartengono alla storia della Chiesa: il vescovo Gherardo cede in enfiteusi le terre di questa villa, appartenente alla Pieve di Loppia, alla famiglia dei Rolandinghi.<br />
• XI-XIII sec., Coreglia lega le sue sorti a quelle di Lucca, da cui dipende economicamente e spiritualmente (è sotto la Vicaria di S. Martino), rimanendo coinvolta nelle feroci lotte tra guelfi e ghibellini. Acquista importanza per la sua posizione strategica, divenendo Vicaria nel 1272.<br />
• 1316, Coreglia è conquistata, dopo un assedio di 58 giorni, dal condottiero Castruccio Castracani, capo ghibellino divenuto in quello stesso anno signore di Lucca. Nominato duca e vicario imperiale nel 1327, fu il primo a tentare la creazione di una signoria territoriale in Toscana. Per questo suscitò l&#8217;interesse di Machiavelli che ne scrisse la biografia nel 1520.<br />
• 1341, Coreglia cade in mano ai Fiorentini, ai quali la ritoglie Francesco Castracani degli Antelminelli nel 1352. L&#8217;Antelminelli ottiene nel 1355 dall&#8217;imperatore Carlo IV la trasformazione della Vicaria in Contea, ma l&#8217;anno seguente viene ucciso dai figli di Castruccio Castracani. Gli succede il figlio Niccolao che tiene la Contea di Coreglia fino al 1369, quando Lucca decide di restaurare le antiche Vicarie, spostando la sede da Coreglia a Borgo a Mozzano.<br />
• XV-XVI sec., salvo una breve parentesi sotto Firenze agli inizi del &#8217;400, il castello di Coreglia rimane nella disponibilità dei Lucchesi. Passa infatti sotto la Repubblica di Lucca nel 1438 ed ottiene nel 1562, per la sua fedeltà alla città, la costituzione del Comune, tuttora esistente.<br />
• 1862, Coreglia aggiunge al suo nome quello degli Antelminelli, essendo stata a lungo residenza e sede di governo di questa importante famiglia.<br />
• 1883, è istituita da Carlo Vanni la Scuola di Disegno e Plastica, a coronamento dell&#8217;attività svolta da secoli nelle valli del Serchio e del Lima, quella di figurinaio, o lavoratore del gesso. L&#8217;emigrazione dei numerosi figurinai ha consentito di diffondere nel mondo quest&#8217;arte, legata in particolare alla produzione di statuine per il presepe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<h2>La torre di San Michele emerge tra il verde dei castagni</h2>
<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/Coreglia-Antelminelli-panoramica.jpg" rel="lightbox[101]"><img class="alignleft size-medium wp-image-102" title="Coreglia Antelminelli panoramica" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/Coreglia-Antelminelli-panoramica-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Siamo nella Media Valle del Serchio, la parte nord-orientale della provincia di Lucca, un angolo di Toscana stretto tra le Alpi Apuane e l&#8217;Appennino tosco-emiliano. è una zona di grande suggestione che unisce in perfetta simbiosi arte, storia e natura.</p>
<p>I terrazzamenti con i loro vigneti e campi colorati digradano verso la valle del fiume Serchio, puntellata di paesi avvolti da un&#8217;aria tersa e pulita. Le pievi, belle nella loro semplicità, i borghi e i ruderi dei castelli sono i vigili osservatori del passare del tempo.</p>
<p>Tra questi paesi c&#8217;è Coreglia. Protetto dalle cime appenniniche del Giovo e del Rondinaio, si sporge verso la valle del Serchio da una rupe che, al tramonto, prende un colore rosato e sta lì da mille e più anni, all&#8217;ombra di una torre che fa da richiamo alle nuvole.</p>
<p>La posizione tra boschi e vigneti, i resti romanici, le fortificazioni volute da Castruccio &#8211; il condottiero ghibellino &#8211; e ancora in parte visibili, lo sfondo potente delle Apuane, ne fanno una reliquia d&#8217;altri tempi: anche oggi che è diventata apprezzata località di villeggiatura estiva.</p>
<p>Due chiese meritano il viaggio.</p>
<p>Quella di S. Martino è preromanica, e tra le più antiche della Lucchesia. Eretta nel IX secolo, è stata ampliata nel X con le attuali arcate interne, i sostegni, i capitelli e l&#8217;abside. Il secolo successivo ha subito altri rifacimenti, mentre l&#8217;asimmetrica facciata è dovuta a modifiche apportate nei secoli XVI e XVII, e il campanile è del 1854.</p>
<p>Un vero scrigno d&#8217;arte è la chiesa di S. Michele, costruita nel Mille a ridosso della fortezza e della torre, trasformata poi in campanile. All&#8217;interno, l&#8217;ambone preromanico raffigurante una mucca è probabilmente il più antico sostegno di pulpito di tutte le chiese della Val di Serchio. Molto bello è anche il crocefisso ligneo quattrocentesco dagli evidenti influssi germanici, ed eccezionale è la coppia di statue di marmo raffiguranti la Madonna e l&#8217;Angelo Annunziante. Si tratta di un&#8217;opera del XIV secolo che nel panneggio della Madonna ricorda la danzatrice di Giovanni Pisano, e che potrebbe appartenere alla maniera di Giovanni di Balduccio.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;edilizia civile, Coreglia vanta, in un tessuto urbano d&#8217;origine cinquecentesca &#8211; anche se in buona parte modificato &#8211; diversi bei palazzi, come quello del Comune, realizzato nel 1572, e i palazzi Antonimi e Vincenti. In quest&#8217;ultimo è nato Benedetto Puccinelli, uno dei maggiori botanici italiani del primo Ottocento. Domina infine la parte alta del borgo il Palazzo Vanni, che accoglie il museo della figurina di gesso e dell&#8217;emigrazione.</p>
<p>La visione delle Alpi Apuane che ad occidente si stagliano in faccia a Coreglia, rinforzata da quella dei colli appenninici che calano verso il Serchio, è un balsamo che lenisce i dolori del mondo.</p>
<p>Poco lontano dal paese, il borgo fortificato di Ghivizzano, nell&#8217;Alto Medioevo compreso nelle terre di Coreglia, è ben mantenuto e conserva l&#8217;atmosfera dei secoli passati.</p>
</div>
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		<title>Borgo fortificato di Castiglione Garfagnana</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 11:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tipologia: Borgo Fortificato,sec. XII XIV Comprensorio:Garfagnana Comune/Località:Castiglione Garfagnana Fondazione: 1227 Prime notizie: 1170 Giungendo verso Castiglione già da lontano è possibile vedere l&#8217;imponenza delle mura che si sviluppano per ben 750 metri, con un andamento planimetrico a forma di quadrilatero irregolare. Si entra nella cerchia urbana attraverso una delle quattro porte poste per ogni lato della cinta muraria. [...]]]></description>
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<p><strong>Tipologia:</strong> Borgo Fortificato,sec. XII XIV<br />
<strong>Comprensorio:</strong>Garfagnana<br />
<strong>Comune/Località:</strong>Castiglione Garfagnana<br />
<strong>Fondazione:</strong> 1227<br />
<strong>Prime notizie:</strong> 1170</p>
<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/castiglione_di_garfagnana.jpg" rel="lightbox[96]"><img class="alignleft size-medium wp-image-97" title="castiglione_di_garfagnana" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/castiglione_di_garfagnana-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Giungendo verso Castiglione già da lontano è possibile vedere l&#8217;imponenza delle mura che si sviluppano per ben 750 metri, con un andamento planimetrico a forma di quadrilatero irregolare.<br />
Si entra nella cerchia urbana attraverso una delle quattro porte poste per ogni lato della cinta muraria. Ai vertici e in corrispondenza delle porte, sono attestati sei alti torrioni cilindrici. Su due di questi trovano posto, sin dal sec. XVII, i campanili delle principali chiese del paese: S. Pietro (la più antica, consacrata nel 1197) e S. Michele (XIII sec.).<br />
Salendo verso la chiesa di S. Pietro si arriva a scorgere la rocca, parte più elevata del borgo, attualmente di proprietà privata. Era una struttura ad esclusivo uso militare adibita a residenza per il castellano e per la guarnigione dove, in appositi locali, erano custodite le armi e la polvere da sparo. Il complesso presenta un andamento planimetrico irregolare, ha tre alti torrioni cilindrici coronati da beccatelli, e un corpo di fabbrica più basso a difesa dell&#8217;unica porta d&#8217;ingresso.<br />
Un&#8217;altra porzione della fortificazione è costituita dalla &#8220;Sardegna&#8221;, una vasta area posta sul lato Nord del paese e racchiusa da un&#8217;ulteriore tratto di mura con due torrioni, un tempo deposito dei rifiuti, ora trasformata in campi da coltivare.</p>
<p>Il Borgo fortificato di Castiglione è posto lungo la strada statale che sale da Castelnuovo Garfagnana verso il passo delle Radici sulla sommità di un contrafforte appenninico che si stacca dall&#8217;alpe di san Pellegrino.</p>
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		<title>Ponte del Diavolo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 11:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Comprensorio:Mediavalle Comune/Località:Borgo a Mozzano Datazione: XIV secolo Il Ponte di Borgo a Mozzano, detto &#8220;del Diavolo&#8221; o &#8220;della Maddalena&#8221;, è sicuramente il più bel ponte della provincia di Lucca, e uno dei più suggestivi in Italia. Il suo profilo singolare, con la grande arcata a tutto sesto affiancata agli altri tre archi minori, ha ispirato numerosi [...]]]></description>
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<p><strong>Comprensorio:</strong>Mediavalle<br />
<strong>Comune/Località:</strong>Borgo a Mozzano<br />
<strong>Datazione:</strong> XIV secolo</p>
<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/ponte-del-diavolo.jpg" rel="lightbox[90]"><img class="alignleft size-medium wp-image-91" title="ponte-del-diavolo" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/ponte-del-diavolo-300x152.jpg" alt="" width="300" height="152" /></a>Il Ponte di Borgo a Mozzano, detto &#8220;del Diavolo&#8221; o &#8220;della Maddalena&#8221;, è sicuramente il più bel ponte della provincia di Lucca, e uno dei più suggestivi in Italia. Il suo profilo singolare, con la grande arcata a tutto sesto affiancata agli altri tre archi minori, ha ispirato numerosi artisti e fatto fiorire leggende sulla sua costruzione.<br />
Il suo aspetto slanciato, che tuttora colpisce chi lo ammira, doveva essere ancora più suggestivo in passato, quando non era stata ancora costruita la diga che dal secondo dopoguerra ha innalzato il livello dell&#8217;acqua nei pressi del ponte.<br />
Secondo la leggenda, il ponte fu costruito da San Giuliano, che, non riuscendo a completarlo per l&#8217;eccessiva difficoltà, chiese aiuto al Diavolo, promettendogli in cambio l&#8217;anima del primo essere che vi fosse passato. Una volta terminato il ponte, San Giuliano vi tirò sopra un pezzo di focaccia, attirandovi un cane e beffando così il diavolo.<br />
Le notizie storiche certe sulla costruzione del ponte sono scarse. Nicolao Tegrimi, nella sua biografia di Castruccio Castracani, ne attribuisce la costruzione a Matilde di Canossa (1046-1125) e riferisce di un restauro da parte di Castruccio Castracani (1281-1328). Secondo le ipotesi di Massimo Betti, durante il governo di Castruccio sono stati realizzati in muratura gli archi minori del ponte, sostituendo precedenti strutture in legno. Ciò spiegherebbe la differenza tra l&#8217;arco maggiore e quelli minori, e anche la diversa pendenza della via sul lato sinistro del ponte, costruito a partire dall&#8217;arco preesistente.<br />
Nel 1526 secolo fu edificato sulla riva sinistra il romitorio della Maddalena, da cui deriva uno dei nomi del ponte, e nei secoli successivi sulla riva destra furono costruiti i fabbricati di un opificio (documentati dal 1724). Nel 1899 la struttura del ponte, dal lato di Borgo a Mozzano, fu modificata per consentire il passaggio della linea ferroviaria Lucca-Aulla: ne fu demolita una parte e fu costruita la rampa che passa sopra la ferrovia.</p>
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		<title>I luoghi della Resistenza</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Escursioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1944 fu fortificata, quale ultimo baluardo tedesco, la cosiddetta Linea Gotica o Linea Verde, che correva da Pesaro al mar Ligure, tagliando la valle del Serchio a sud di Borgo a Mozzano. Realizzata da manodopera italiana coatta, essa fu dotata di fortini, muri anticarro, trincee, postazioni per cannoni e tiratori. La fascia della Linea [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/ITI_F0003_B.jpg" rel="lightbox[85]"><img class="alignleft size-medium wp-image-86" title="ITI_F0003_B" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/ITI_F0003_B-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>Nel 1944 fu fortificata, quale ultimo baluardo tedesco, la cosiddetta Linea Gotica o Linea Verde, che correva da Pesaro al mar Ligure, tagliando la valle del Serchio a sud di Borgo a Mozzano. Realizzata da manodopera italiana coatta, essa fu dotata di fortini, muri anticarro, trincee, postazioni per cannoni e tiratori.<br />
La fascia della Linea Gotica fu teatro di numerose stragi naziste, compiute ai danni della popolazione quale rappresaglia ed intimidazione contro i civili che si erano uniti in formazioni partigiane nel tentativo di conseguire la liberazione di questi territori. La provincia di Lucca fu percorsa da cruenti scontri che si intensificarono tra la fine di giugno e l&#8217;inizio di agosto del 1944.<br />
La Resistenza ottenne la liberazione di Lucca il 5 settembre del 1944 e favorì lo sfondamento della Linea Gotica da parte degli Alleati nella primavera del 1945.</p>
<div>
<div><strong><em>Prima tappa</em></strong></div>
<p>A Farneta, tra Quiesa e Compignano, si trova una Certosa, ancora abitata dai monaci, che il 2 settembre 1944 fu teatro di una gravissima strage: una pattuglia d&#8217;una ventina di soldati delle SS la invase a mano armata e deportò tutta la Comunità. Furono uccisi dai tedeschi dodici membri, tra cui il P. Priore, il Procuratore, il Maestro dei novizi e un Vescovo novizio. Essi avevano aiutato trenta ebrei a nascondersi, avevano sfamato numerosi civili e nascosto le opere d&#8217;arte lucchesi più importanti. Il materiale relativo alla seconda guerra mondiale in lucchesia è stato raccolto con dedizione sia nell&#8217;Istituto storico della Resistenza, fondato nel 1977, che nel Museo storico della Liberazione, entrambi a Lucca.</p></div>
<div>
<div><strong><em>Seconda tappa</em></strong></div>
<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/gotica3.jpg" rel="lightbox[85]"><img class="alignright size-medium wp-image-87" title="gotica3" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/gotica3-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>La Val di Serchio fu interessata da una lunga permanenza dei tedeschi, attestati sulla Linea Gotica. Ad Anchiano un monumento ricorda l&#8217;esistenza del campo di concentramento in cui furono rinchiuse in totale 2500 persone, impiegate tra l&#8217;altro nella costruzione in loco di un fortino e di un baluardo anticarro. A Borgo a Mozzano, attraverso il fiume Serchio, fu costruito un&#8217;imponente muro anticarro, a sua volta protetto da innumerevoli case matte, rimasto tutt&#8217;oggi quasi intatto. A Fornoli, nel Parco della pace, si può visitare il monumento dedicato ad una bambina deportata. Nella vicina Bagni di Lucca infatti fu creato un campo di concentramento per ebrei, di cui 111 trasferiti e uccisi ad Auschwitz il 6 febbraio 1944 tra le 5.45 e le 9.00 del mattino. Numerosissimi poi in tutta la zona i cippi e le lapidi in ricordo dell&#8217;uccisione dei partigiani durante gli scontri con i nazisti.</div>
<div>
<div><strong><em>Terza tappa</em></strong></div>
<p>Tappa imprescindibile, per ripercorrere i luoghi della resistenza è S.Anna di Stazzema. Qui il Museo Storico della Resistenza conserva materiale storico-documentario e numerose opere d&#8217;arte donate da pittori e scultori. Al di sopra del Museo si erge il grande Monumento-Ossario dedicato ai 560 caduti nell&#8217;eccidio del 12/8/1944, opera realizzata nel 1948 dall&#8217;architetto Tito Salvatori e dallo scultore Vincenzo Gasperetti. Tra la Piazza della Chiesa e l&#8217;Ossario si snoda un percorso scandito dalle stazioni di una doppia Via Crucis , in cui a fianco delle scene della Passione di Cristo sono presentate immagini della strage e della violenza nazista. Nel 1970 la Regione Toscana ha ribadito l&#8217;importanza storica e morale di Sant&#8217;Anna, già insignita con la Medaglia d&#8217;oro al Valor Militare, proclamandola Centro Regionale della Resistenza. Tutta la zona apuana e versiliese fu teatro di sanguinosi scontri tra bande partigiane e tedeschi, e di violente rappresaglie ai danni della popolazione locale, ricordate da molti monumenti sparsi nel territorio.</p></div>
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		<title>Ritmi visivi. Luigi Veronesi nell’astrattismo europeo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Data: 9 ottobre 2011 &#8211; 8 gennaio 2012 Comprensorio: Piana di Lucca Comune/Località: Lucca Indirizzo: Complesso monumentale di San Micheletto. Via San Micheletto, 3 &#8211; Lucca Email: info@fondazioneragghianti.it Dal 9 ottobre 2011 all’8 gennaio 2012 la Fondazione Ragghianti di Lucca dedica una grande mostra retrospettiva a Luigi Veronesi (Milano, 1908-1998), pittore, fotografo, autore cinematografico, teorico, tra i maggiori protagonisti dell’astrattismo [...]]]></description>
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<p><strong>Data:</strong> 9 ottobre 2011 &#8211; 8 gennaio 2012<br />
<strong>Comprensorio:</strong> Piana di Lucca<br />
<strong>Comune/Località:</strong> Lucca<br />
<strong>Indirizzo:</strong> Complesso monumentale di San Micheletto. Via San Micheletto, 3 &#8211; Lucca<br />
<strong>Email:</strong> info@fondazioneragghianti.it</p>
<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/veronesicostrgrige.jpg" rel="lightbox[82]"><img class="alignright size-medium wp-image-83" title="veronesicostrgrige" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/veronesicostrgrige-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Dal 9 ottobre 2011 all’8 gennaio 2012 la Fondazione Ragghianti di Lucca dedica una grande mostra retrospettiva a Luigi Veronesi (Milano, 1908-1998), pittore, fotografo, autore cinematografico, teorico, tra i maggiori protagonisti dell’astrattismo italiano.Figura di respiro internazionale, Veronesi sarà posto a confronto con opere di autori che segnarono la sua formazione e la definizione del suo linguaggio, come Kandinskij, Albers, Munari e ad altri esponenti dell’arte italiana e internazionale del tempo.L’obiettivo della mostra, che avrà anche un carattere multimediale, è di evidenziare l’apertura d’interessi e la prospettiva dinamica e intercodice dell’arte di Veronesi, puntando specificamente su due settori della sua vasta produzione: il cinema astratto e le “visualizzazioni cromatiche della musica”, ambiti nei quali si manifesta al massimo grado la sua volontà di creare ritmi e armonie visive e di dilatare la pittura verso la dimensione musicale del tempo.</p>
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		<title>La via della Seta – The Silk Road</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Data: 12 novembre 2011 &#8211; 31 gennaio 2012 Comprensorio: Piana di Lucca Comune/Località: Lucca Indirizzo: MUST &#8211; Museo della Città di Lucca, Palazzo Guinigi, via Guinigi Un lucente filo di seta lungo 8.000 chilometri unisce da mille anni le città di Lucca e di Hangzhou (Cina), capitali storiche della produzione e della diffusione serica. Oggi, nell’ambito delle celebrazioni per [...]]]></description>
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<p><strong>Data:</strong> 12 novembre 2011 &#8211; 31 gennaio 2012<br />
<strong>Comprensorio:</strong> Piana di Lucca<br />
<strong>Comune/Località:</strong> Lucca<br />
<strong>Indirizzo:</strong> MUST &#8211; Museo della Città di Lucca, Palazzo Guinigi, via Guinigi</p>
<p>Un lucente filo di seta lungo 8.000 chilometri unisce da mille anni le città di Lucca e di Hangzhou (Cina), capitali storiche della produzione e della diffusione serica.</p>
<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/seta.jpg" rel="lightbox[78]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-79" title="seta" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/seta-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Oggi, nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno Culturale Cinese in Italia, la grande storia degli itinerari descritti da Marco Polo viene raccontata dalla mostra lucchese La Via della Seta, promossa dal Comune di Lucca in collaborazione con il Centro Studi Martino Martini e il China National Silk Museum – Hangzhou.</p>
<p>Il legame commerciale ma soprattutto culturale tra Oriente e Occidente, nel momento del suo massimo splendore, si esprime in più di centotrenta capolavori dell’arte serica cinese, centroasiatica e lucchese, con rarissimi pezzi che coprono più di mille anni di storia &#8211; dalla dinastia Tang alla dinastia Ming &#8211; e un accurato apparato documentale e  bibliografico.<br />
La &#8220;Via della Seta&#8221; è riconosciuta dagli storici come elemento fondamentale per l’evoluzione della civiltà umana in generale, e nel Medioevo Lucca ne è stata la capitale europea. Qui le sete più pregiate, provenienti da ogni parte d’Oriente venivano lavorate in tessuti di una finezza senza pari, esportati in ogni parte d’Europa. In questo periodo storico la città crea una sintesi mirabile tra ricerca, produzione e commercio.<br />
Con questa mostra Lucca si lega culturalmente alla città di Hangzhou, co-realizzatrice dell’evento e antica capitale della dinastia Song Meridionale. Principale centro di produzione serica in Cina nel passato e nel presente, Hangzhou è citata da Marco Polo nel Milione e proprio quest’anno è entrata a far parte della Lista del Patrimonio Storico dell’Umanità, così come Lucca è attualmente candidata a diventare Patrimonio Storico dell’Umanità per l’Unesco, come uno dei terminali occidentali della Via della Seta.<br />
La mostra si articola in tre sezioni: la prima, dedicata a Lucca e al suo ruolo di nodo internazionale della manifattura serica, con oggetti provenienti da collezioni pubbliche e private lucchesi; la seconda, dedicata alla produzione e al commercio della seta tra Cina, Asia centrale e Mediterraneo, con oggetti provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale della Seta di Hangzhou e da altre istituzioni pubbliche e private italiane; la terza, dedicata alle tecniche di fabbricazione tipiche del mondo islamico e bizantino e alla loro diffusione in Europa, con oggetti provenienti da collezioni private italiane.</p>
<p>Tra i pezzi più significativi dell’esposizione ci sono una serie di vestiti e tessuti (sciamiti, broccati, garze, ricami) di epoca Liao, Jin, Song e Ming, un gruppo di figure in terracotta rappresentanti cammelli battriani e mercanti centro-asiatici di epoca Tang, una serie di dipinti su seta di epoca Song e Yuan rappresentanti Gengis Khan e le tecniche di produzione e lavorazione della seta, due grandi rotoli dipinti su seta di epoca Ming che rappresentano i viaggi dell’imperatore, una serie di testi ufficiali che descrivono le tecniche di produzione e lavorazione della seta, ed alcuni modelli di telai provenienti dal Museo Nazionale Cinese della Seta di Hangzhou. Non mancano sontuosi abiti festivi da alti dignitari, quattro insegne di rango di funzionari imperiali e un magnifico pannello in raso ricamato, tutti di epoca Qing. Per quanto riguarda l’Asia centrale, spiccano 12 vestiti da cerimonia in tessuto ikat prodotti in Uzbekistan nel XIX secolo, caratterizzati da colori e disegni straordinari.<br />
A queste meraviglie si affiancano una decina di preziosi volumi e atlanti provenienti dalla Biblioteca Statale di Lucca, che rappresentano l’evoluzione della cartografia occidentale della Cina e dell’Estremo Oriente prima (Tolomeo) e dopo Marco Polo (Ortelio, Mercatore, Blaeu, Jansson, Martini, d’Anville), considerando il grande viaggiatore veneziano lo spartiacque tra due grandi ere nei rapporti culturali tra Europa e Cina. Prima di lui, infatti, le notizie che giungevano in Occidente erano di seconda mano, filtrate e ad arte dai vari popoli stanziati lungo la Via della Seta per impedire che i due estremi del continente eurasiatico entrassero in contatto minacciando la tradizionale gerarchia degli intermediari.<br />
La parte lucchese della mostra offre alcuni documenti di straordinaria importanza provenienti dall’Archivio di Stato di Lucca, tra i quali il manoscritto di Georg Christoph Martini Viaggio in Toscana del 1745, contenente le descrizioni e i disegni dei principali macchinari utilizzati dai filatori, tintori e tessitori lucchesi per realizzare preziose stoffe di seta, orgoglio e vanto della città e per questo coperte dal più rigoroso segreto industriale. E poi campionari di stoffe, gli Statuti della Corte dei Mercanti con il famoso torsello (balla) di seta come simbolo della città di Lucca, i registri delle imprese del settore serico con simboli e marche delle aziende principali, la donazione da parte del vescovo di Lucca al convento di San Romano di una serie di paramenti sacri in sete provenienti quasi tutte dall’Asia.<br />
La Via della Seta è un’esposizione colma di colori, suggestioni ed emozioni, dove la magia dei tessuti antichi e dei costumi più preziosi è solidamente sostenuta da un corpus di documenti,  macchine, reperti che ci permettono di comprendere la grandezza di una cultura comune tra Oriente ed Occidente, oggi di assoluta attualità.</p>
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		<title>Trekking Garfagnana #1</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Escursioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Rifugio Donegani &#8211; Gramolazzo Tempo di percorrenza 3 ore Si tratta di una vera e propria tappa di trasferimento, una specie di gita turistica che lascia all’escursionista un giorno di sano riposo, utile soprattutto a dedicare un po’ di tempo all’ameno posto tappa di Gramolazzo, oppure, indispensabile per chi ha preferito la salita al Pizzo [...]]]></description>
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<p><strong>Rifugio Donegani &#8211; Gramolazzo</strong><br />
Tempo di percorrenza 3 ore</p>
<p align="justify"><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/Rifugio-Orto-di-Donna-Alpi-Apuane.jpg" rel="lightbox[71]"><img class="alignleft size-medium wp-image-73" title="Rifugio-Orto-di-Donna-Alpi-Apuane" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/Rifugio-Orto-di-Donna-Alpi-Apuane-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Si tratta di una vera e propria tappa di trasferimento, una specie di gita turistica che lascia all’escursionista un giorno di sano riposo, utile soprattutto a dedicare un po’ di tempo all’ameno posto tappa di Gramolazzo, oppure, indispensabile per chi ha preferito la salita al Pizzo d’Uccello o la discesa lungo il corso del Serchio di cui ora meglio parleremo. Infatti, in Val Serenaia ci sono due possibilità escursionistiche per raggiungere Gramolazzo, anche se, una di queste, precisamente la variante del Serchio, resta a tutt’oggi un interrogativo vero e proprio, vuoi per la condizione del corso d’acqua che non sempre lascia spazio ad un sicuro cammino, vuoi per lo stato di palese e forzato abbandono del sentiero da parte dell’associazione CAI, tant’è che neppure sul luogo di partenza (ad oggi) si trovano le indicazioni. Col dovuto rispetto al GT noi non ci arrendiamo e cataloghiamo entrambe le possibilità ricordando però che la prima proposta in questione necessita obbligatoriamente di un forte spirito avventuriero e di una discreta capacità nel disimpegnarsi e nell’orientarsi tra gli scivoli rocciosi di un corso d’acqua.</p>
<p align="justify">Variante del Serchio: dal Rifugio Donegani (m. 1.150),  si discende lungo la strada asfaltata fino alla vicina curva che ritrova lo sbocco della tappa precedente. Qui c’è (ma non si vede) la teorica biforcazione del GT, la cui variante in questione esce dalla strada sulla destra e si porta ad attraversare la secca del Serchio di Gramolazzo. Restando sulla destra idrografica, ci si incammina attraverso una sottile traccia che sporadicamente appare nel prospero campo erboso disteso alle pendici occidentali del M. Pisanino. Questo è uno dei punti maggiormente critici sia per le notevoli difficoltà legate al reperimento di una qualsiasi indicazione sia per il probabile infelice incontro con qualche rettile di natura non certo amichevole. Comunque, più certezze si trovano una volta raggiunto un boschetto di faggi, dove per un paio di volte ci si adopera nell’attraversamento del letto del Serchio solitamente, in questo punto, ancora in secca.</p>
<p align="justify">Trascorrono una decina di minuti circa quando ci si accorge della presenza del torrente, le cui acque finalmente affiorano in superficie e cominciano a levigare le bianchissime rocce calcaree adagiate lungo il solco vallivo.  Poco più avanti il torrente lascia nuovamente spazio alla secca, intanto, il vecchio GT si accinge ad esibirsi con un classico saliscendi all’interno del bosco, il quale sta preparandosi a sprofondare di quota. Guadato una prima volta il torrente, ci si alza sulla sponda opposta per un breve tratto finché, ora in discesa, si passa accanto ad una cascatina che scivola giù da una parete liscia alta almeno sette metri.  Da adesso in poi si tratta in pratica di un attraversamento continuo del corso d’acqua, una specie di perpetuo zigzagare tra le sponde del valloncello che ospita una vegetazione tipica ed un clima assai fresco.</p>
<p align="justify"><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/AlpiApuane_Sentiero2.jpg" rel="lightbox[71]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-74" title="AlpiApuane_Sentiero2" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/AlpiApuane_Sentiero2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Man mano che si procede sorgono nuove ed eccitanti difficoltà, come ad esempio un salto di quattro metri circa su parete liscia e scivolosa, numerosi balzi fra grossi massi, da cui si osservano graziose bozze e cascatine, ed una seconda parete liscia in cui occorre incanalarvisi sorretti da un robusto cavo d’acciaio, ma senza appoggi ai piedi, con sullo sfondo un salto davvero niente male di un cinque-sei metri circa.  Lungo questo tracciato è chiaro che il tempo di percorrenza assume un valore soggettivo, infatti, sono molti i punti dove talvolta è possibile perdervi qualche minuto in più rispetto magari ad altri periodi in cui il torrente si propone meno minaccioso o le condizioni meteo sono più tenere. Durante questa suggestiva discesa lungo il solco torrentizio le sorprese sono comunque dietro l’angolo: spettacolare, sempre ovviamente che la fune resti a disposizione, è il passaggio in cui ci si deve obbligatoriamente impegnare per salire una ripida parete rocciosa resa assai scisa dall’umidità, nonché priva di qualsiasi appiglio onde potersi aggrappare o sorreggere.</p>
<p align="justify">A fatica, con molta attenzione a non perdere l’equilibrio, ci si tira fin sopra il ripiano in cui riprende il viottolo, quindi, prima in salita e dopo in discesa, si riguadagna nuovamente il letto del torrente (solitamente asciutto perché scorre sotterraneo). Il declivio dell’altrimenti detta Valle di Gramolazzo tende ad attenuarsi, fino a divenire quasi pianeggiante e meglio percorribile. Non trascorre molto, infatti, che alle pendici nord del M. Castri, dove si cammina anche su prato, il nostro sentiero va a confluire a quello proveniente dalla Foce Rifogliola, proprio nei pressi di un quadrivio di sterrate tagliato di netto dal Serchio di Gramolazzo. Variante Foce Rifogliola: dal Rifugio Donegani si prospettano oltre 4 km e mezzo di strada asfaltata prima di raggiungere la Foce Rifogliola. Costantemente in leggera discesa, si cammina prima alle pendici orientali del Pizzo d’Uccello, dopo su quelle occidentali del M. Pisanino,  dove sorge il Rifugio Val Serenaia, antica casa dei guardiani delle cave che testimonia come l’estrazione del marmo, oltre a caratterizzarne il paesaggio, abbia rappresentato e rappresenti tutt’oggi la principale attività.</p>
<p align="justify">Rinomato per la cucina tipicamente garfagnina, il rifugio garantisce gustosi piatti poveri, semplici e frugali, in cui sono prediletti il farro, la farina di formenton, la castagna, i fagioli rossi, la trota e i frutti di bosco. Elencare tutte le pietanze che il popolo garfagnino ricava da questi prodotti è certamente cosa improponibile; ricordare invece quelle maggiormente Foto 4 richieste è assolutamente doveroso: zuppa di farro; polenta di neccio; castagnaccio; ribollita; manafregoli, farinata, polenta incagliata, biroldo, ravioli e tagliatelle con funghi porcini, crostata con frutti di bosco, agnello alla brace, lardo e buccellato. La lunga camminata sulla stretta strada carrozzabile trafficata nei giorni feriali da camion adibiti al trasporto del marmo, resta alta sulla sinistra orografica della valle e, superata una targa posta alla memoria di una certa Giuseppina Fontanini deceduta nel 1948, si dirige ineluttabilmente verso le pendici est dei Poggi di Baldozzana. Dopo aver trascorso buona parte del percorso all’interno del bosco, l’itinerario ci fa conoscere da vicino una seconda lapide, questa volta dedicata a Giorgi Giorgio, vittima nel 1945 del fuoco nazista.</p>
<p align="justify">Una volta giunto alla Foce Rifogliola (m. 810), ove è presente una cappelletta con targa del 1963 ed una piastrella che ricorda la figura di S. Antonio da Padova, il GT trascura a sinistra l’itinerario 189 diretto ad Ugliancaldo ed imbocca a destra il suo seguito (o meglio, la sua provenienza) corrispondente ad un viottolo pronto ad immergersi nel bosco. È doveroso ricordare che da qualche anno per salire all’Argegna esiste pure una terza alternativa al GT ufficiale che evita in pratica la sosta a Gramolazzo. Si tratta di un’alternativa certamente rilassante, ma poco edificante sotto l’aspetto escursionistico, in quanto, occorre percorrere assai lungamente la carrozzabile che dalla Foce Rifogliola si dirige verso l’Azienda Agrituristica Pladei, quindi, alla testata del Canale Grande, sul versante occidentale del Colle di Agliano, ai tornanti che si alzano verso i paesini di Albiano (m. 709) e Sermezzana (quest’ultimo lo si nota molto più ad ovest), già sul versante lunigianese nonostante la provincia di appartenenza resti Lucca.</p>
<p align="justify">Il tragitto si conclude alla Foce dei Carpinelli (m. 842), luogo di transito che mette in comunicazione la Garfagnana con la Lunigiana, un tempo chiamato “Cason”, toponimo che ricorda un piccolo stanziamento pastorale. Tornando al nostro itinerario una magra traccia nell’erba fa il suo ingresso in un bosco di castagni ad alto fusto, nei cui pressi sorgono resti di un insediamento rurale. Restando all’interno del bosco, distratti ogni tanto da brevi squarci che mostrano la vetta del Pizzo d’Uccello, ci si abbassa senza esagerare passando accanto ad alcuni esemplari secolari di castagno. L’estensione boschiva reca piacevoli sensazioni, intanto, in località La Mandria, si finisce per confluire in una sorta di pista forestale da seguire ovviamente in discesa. Costeggiata da felci e castagni essa, ad un certo punto, piega verso il solco vallivo, e mutando completamente aspetto nel suo contesto ambientale, si circonda di brughiera e vegetazione selvatica. Con la dovuta attenzione, ad una biforcazione si abbandona la pista principale e si piega a sinistra per seguire un altro tracciato che corre lungo la scia dei pali Enel.</p>
<p align="justify"><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/5016739391_9e92de9ed71.jpg" rel="lightbox[71]"><img class="alignleft size-medium wp-image-72" title="Il lago di Gramolazzo con Roccandagia (a sinistra) e Pisanino sullo sfondo" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/5016739391_9e92de9ed71-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Su terreno ciottoloso ed assai sconnesso, si passa accanto a ciò che resta di un rudere, quindi, si perviene all’incrocio di sterrate dove nei pressi scorre il Serchio di Gramolazzo e, soprattutto, dove ci si riunisce all’itinerario precedentemente descritto (prima pista che arriva da destra). Senza attraversare il corso d’acqua si procede lungo il viale coperto a faggio, quindi, accompagnati dai classici profumi che si miscelano nelle aree torrentizie e boschive, si oltrepassa una sbarra che chiude il passaggio veicolare e si raggiunge una cadente costruzione in pietra. Sempre su pista a fondo terroso, si scavalca un fosso asciutto e ci si allunga fino ad incontrare una recinzione che guarda un’area adibita al taglio della legna. Un nuovo spettacolare passaggio boschivo porta all’attraversamento di un secondo fossato, oltre il quale una costruzione in muratura fa da anticamera allo sbocco sulla rotabile proveniente da Minucciano.</p>
<p align="justify">In leggera discesa si percorre via Primo Tonini  e, tra le abitazioni di Gramolazzo, si raggiunge la piazzetta (sotto il centro storico) adiacente ad una struttura alberghiera dove pernottare. Gramolazzo (m. 625), il cui toponimo nasce probabilmente da uno strumento utile a lavorare la canapa chiamato “Gramola”, è citato in epoca medievale come castello, infatti, ancor oggi, nei pressi di un vicino colle si trovano resti di un antico fortilizio. Attualmente il paese è formato da due distinti nuclei: il borgo Alto (o Vecchio), costituente il centro storico con case in macigno, alcune delle quali assai antiche (Casa Mori, XVI sec.) e di bella fattura; il borgo Basso (o Nuovo) che rappresenta, invece, la zona più moderna sviluppatasi verso il piano grazie soprattutto alla lavorazione del marmo. Situato quasi alla confluenza del Serchio col torrente Acqua Bianca, Gramolazzo è a monte di un grande lago artificiale balneabile, le cui rive ricoperte d’erba, lo sfondo del Pisanino e la presenza di alcune strutture ricettive che preparano ottime pietanze locali, costituiscono motivo di richiamo per una certa schiera turistica.</p>
<p align="justify">fonte: www.alpiapuane.com</p>
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		<title>La grotta del Vento</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Grotta del Vento si trova , in Garfagnana, al centro del Parco delle Alpi Apuane, in una zona ricca di spettacolari quanto interessanti fenomeni carsici. Qui gli agenti atmosferici incessantemente scavano, scolpiscono e modellano le rocce calcaree, dando origine a maestose sculture naturali, come il massiccio delle Panie, l&#8217;enorme arco naturale del Monte Forato o [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/Grotta-del-vento-alpi-apuane-300x219.jpg" rel="lightbox[66]"><img class="alignleft size-full wp-image-68" title="Grotta-del-vento-alpi-apuane-300x219" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/Grotta-del-vento-alpi-apuane-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a>La Grotta del Vento si trova , in Garfagnana, al centro del Parco delle Alpi Apuane, in una zona ricca di spettacolari quanto interessanti fenomeni carsici. Qui gli agenti atmosferici incessantemente scavano, scolpiscono e modellano le rocce calcaree, dando origine a maestose sculture naturali, come il massiccio delle Panie, l&#8217;enorme arco naturale del Monte Forato o le cascate di pietra e i crepacci dell&#8217;Altopiano della Vetricia.</p>
<p>Immersa in questa suggestiva ambientazione, la Grotta del Vento presenta una eccezionale varietà di aspetti del carsismo sotterraneo spaziando da stalattiti e stalagmiti vive e brillanti, a laghetti, corsi d&#8217;acqua, forme di erosione, formazioni di fango e perfino pozzi perfettamente verticali che possono essere visitati con comodi sentieri.</p>
<p>La possibilità di scelta tra vari itinerari di visita, la rende una meta ideale di escursioni per singoli, coppie, famiglie, gruppi scolastici o di adulti, raduni, ecc.</p>
<p>Tutte le info è possibile trovarle su: <a href="http://www.grottadelvento.com" target="_blank">www.grottadelvento.com</a></p>
<p>Oppure contattaci penseremo noi a prenotare la visita durante il tuo soggiorno.</p>
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		<title>In Mountain Bike a Gramolazzo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:34:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Escursioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Percorso:Piazza al Serchio, Nicciano, Gramolazzo, Verrucolette, Casciana, Piazza al Serchio. Km: 19 Difficoltà: facile Dislivello: 350mt. Iniziamo col dire che questo itinerario, vista l&#8217;estrema semplicità, è indicato anche per i bikers meno allenati e può essere percorso anche con mountain bike prese a noleggio. Si tratta infatti di un tracciato prettamente paesaggistico e molto suggerstivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>Percorso:Piazza al Serchio, Nicciano, Gramolazzo, Verrucolette, Casciana, Piazza al Serchio.<br />
Km: 19<br />
Difficoltà: facile<br />
Dislivello: 350mt.</p>
<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/Pisanino.jpg" rel="lightbox[60]"><img class="alignleft size-medium wp-image-61" title="Pisanino" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/Pisanino-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>Iniziamo col dire che questo itinerario, vista l&#8217;estrema semplicità, è indicato anche per i bikers meno allenati e può essere percorso anche con mountain bike prese a noleggio. Si tratta infatti di un tracciato prettamente paesaggistico e molto suggerstivo che non presenta di contro alcun tratto tecnico. La località di partenza è Piazza al Serchio dove possiamo parcheggiare i nostri mezzi o nel punto di partenza oppure, provenendo da Castelnuovo Garfagnana, appena superato il ponte sul fiume Serchio, svoltare a sinistra dove è presente un ampio parcheggio. Una volta preparate le nostre bici ed effettuati i controlli di rito, percorriamo per qualche centinaio di metri la strada principale per poi svoltare a sinistra in direzione S. Michele. Qui, superata la ferrovia in prossimità dell&#8217;inizio galleria, proseguiamo in direzione Nord Ovest sino ad incrociare la strada principale che ci conduce sul ponte del fiume Serchio.</p>
<p><a href="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/5016739391_9e92de9ed7.jpg" rel="lightbox[60]"><img class="alignright size-medium wp-image-62" title="Il lago di Gramolazzo con Roccandagia (a sinistra) e Pisanino sullo sfondo" src="http://www.garfagnanafarm.com/wp-content/uploads/2011/11/5016739391_9e92de9ed7-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sempre sulla strada asfaltata che conduce al lago di Gramolazzo incontreremo prima l&#8217;abitato di Nicciano e successivamente, a 5,5 km dalla partenza, il piccolo borgo di Tintoria dove possiamo fare una piccola sosta per visitare la diga del lago. Da qui in poi seguiremo, fino al km 7,7, sulla riva del lago godendo dello splendido panorama del monte Pisanino che domina sull&#8217;intero specchio d&#8217;acqua. Dopo aver superato il ponte sul torrente Serchio di Gramolazzo, proseguiamo per un breve tratto pianeggiante che ci conduce al ponte sul torrente Acqua Bianca. Svoltando a sinistra e superato anche questo secondo ponte, iniziamo la nostra salita, sempre su asfalto, allontanandoci dalle sponde del lago, per raggiungere l&#8217;abitato di Verrucolette. Entrando nel borgo di Verrucolette, al chilometro 10,2, lasceremo la strada in asfalto per iniziare un tratto sterrato con salite alternate a tratti in discesa che ci condurrà, attraverso il bosco, all&#8217;abitato di Casciana km 15,8. Dopo una breve sosta per visitare il caratteristico borgo, proseguiamo ancora in discesa, direzione Nord, per raggiungere dopo pochi chilometri di nuovo al punto di partenza.</p>
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<p>fonte: alpiapuane.com</p>
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